22/05/12

Una società senza paura è come una casa senza fondamenta


L'ignoranza è forza,
la guerra è pace,
la libertà è schiavitù.
1984, George Orwell


"Io sono il Ministro della Paura e se non ci fossi io le guerre scoppierebbero inutilmente, le epidemie non avrebbero senso, le bombe esploderebbero senza nessun vantaggio sociale. Io trasformo la paura in ordine e l'ordine è il cardine di ogni società RISPETTABILE. Ah Ah Ah! E soprattutto senza la PAURA non si governa."



Non abbiate paura...è tutto sotto controllo.


16/05/12

Una visione della poesia


Il ricordo è poesia, e la poesia non è se non ricordo.
Giovanni Pascoli



Molto spesso ripenso alle poesie che ho scritto. Ciò che mi meraviglia ogni volta è la rapidità con cui determinate poesie sono state scritte. In numerosi casi le parole sembravano uscire spontanee. Cercherò di spiegarmi.

15/05/12

Wear Sunscreen


Un video i cui insegnamenti sono perfetti di questi tempi.

Buona visione.

10/05/12

La piccola fontana


Con il tempo si era formata ai piedi di una piccola collina una meravigliosa fontana da cui, pian piano, tutti avevano cominciato a rifornirsi d'acqua.
La piccola fontana non si curava di vagliare coloro che si servivano della sua acqua, ne aveva per tutti e non si fermava mai.

08/02/12

Il villaggio globale del Grande Fratello


Vi regalo un capitolo della mia tesi di laurea. Buona lettura e per approfondimenti non esitate a chiedere.

Come ci ricorda Andrew Keen, in 1984 di George Orwell, il Grande Fratello insiste affinché due più due faccia cinque, trasformando un’affermazione assolutamente scorretta nella verità ufficiale e autorizzata dallo Stato (Keen, 2009). Oggi, tra i numerosi Grandi Fratelli che ci osservano e di cui nulla sappiamo, ce n’è uno con cui chiacchieriamo ogni giorno: è nostro amico1, nostro confidente e sempre pronto ad aiutarci. Ovviamente, stiamo parlando di nuovo del motore di ricerca Google.

Keen ci introduce in modo più serio a quello che si è cercato di far passare per un aspetto spassoso; infatti Keen afferma che “ogni giorno, attraverso decine di milioni di domande, riversiamo nell’onnipotente motore di ricerca i nostri più intimi segreti. Google conosce le nostre abitudini, i nostri interessi e i nostri desideri meglio dei nostri amici, dei nostri cari e del nostro psicanalista messi insieme. Ma a differenza di quello di 1984, il nostro Grande Fratello esiste per davvero. Dobbiamo fidarci del fatto che non divulgherà i nostri segreti, ma la nostra fiducia […] è già stata più volte tradita” (Keen 2009, pp. 42-43). E mentre riversiamo noi stessi nel motore di ricerca, quest’ultimo in cambio di numerosi servizi «gratuiti», guadagna miliardi di dollari grazie alla pubblicità che le nostre ricerche hanno contribuito a creare. Alla fine quanto stiamo pagando davvero quei servizi gratuiti?

04/02/12

Caro Mario Monti...


Caro Mario Monti,
le darò del Lei come si usa tra sconosciuti, ma non la chiamerò né Presidente, né Professore, né tantomeno Dottore dal momento che i titoli (onorifici, nobiliari, ecc.) per me stanno a zero.
Anche io potrei fregiarmi del titolo di Dottore, visto che mi sono laureato per ben due volte (grazie alle riforme europee che Lei tanto gradisce): una laurea breve e una magistrale. Ma non utilizzerò questo titolo nella presente corrispondenza. Non ne vedo il motivo, anche per par condicio.

Comunque, deve sapere che dei titoli di cui Lei si puo' fregiare quello che per me vale di più è quello di Professore. Sa perché? Perché ho avuto, pur essendo stato uno studente abbastanza anarchico, qualche Professore che mi ha trasmesso quel qualcosa in più che Lei, per l'appunto, non sembra avere. Forse non è abituato davvero a fare il politico, ma nei suoi discorsi Lei sembra proprio uno di quei professori (universitari soprattutto) che cercavo sempre di evitare e le cui lezioni disertavo puntualmente. E, di nuovo, sa perché? Perché Lei è davvero soporifero! Maurizio Crozza la imita bene quando enfatizza il suo fare robotico.
Al di là di questo, le scrivo dopo aver sentito le sue parole sul posto fisso.
Non si preoccupi non le farò la manfrina del giovane disoccupato e disperato alla ricerca del “posto” fisso. Forse sono quasi  d'accordo con lei. Ma preferirei parlarle di qualcosa che c'entra molto.

Sia chiaro, io non sono nessuno per giudicare il suo valore, ma se mi è permesso vorrei parlarle di un posto fisso a cui tengo molto: il posto fisso del mestiere di contadino. Sì, ha capito bene! Del contadino.

Mio nonno aveva questo posto fisso. E fisse erano le sue giornate, i suoi mesi, le sue stagioni.
Amava la terra, anche se, come diceva egli stesso “il contadino deve combattere con tre nemici: il gelo, la siccità e la volpe a due zampe.” Per la cronaca la volpe a due zampe è l'uomo. Le ho tradotto il motto perché in dialetto non lo avrebbe mai compreso. Sì, perché mio nonno l'italiano non lo conosceva, parlava solo dialetto.

31/12/11

Próxima estación: Esperanza



Il testo che segue è di Elisabetta Gueli

In questi ultimi trent’ anni si è svolto un grande lavoro continuo, incessante, di affinamento della mente e di sollevamento della materia. Abbiamo sperimentato la creatività e la distruttività. Chi ne è uscito indenne si è evoluto, altri sono periti. Molti altri, illudendosi di restare fermi, si sono impantanati nelle paludi del dubbio, della paura incontrollata, e sono regrediti. Nulla resta mai fermo, tutto scorre, e ciò che non avanza torna indietro. Soprattutto, i più non hanno compreso quanto le loro menti e le loro intelligenze, pur vivaci e peculiari, fossero disarmoniche e distruttive. Altri più fragili e scossi, si sono rifugiati nell’alveo accogliente e malfermo della follia. ”Quos perdere vult deus insanit”, “Il dio/dea fa impazzire coloro che vuole perdere”. Un giorno verranno offerte loro altre occasioni. Altri hanno aperto siti e blogs, dato alle stampe libri, promosso conferenze, allo scopo di condividere saggezza e presenza di spirito, informazioni ed analisi, e di far salire la consapevolezza necessaria al presente da affrontare ed al futuro da costruire. Mi piace pensare con riconoscenza a questi individui coraggiosi, che si sono esposti in prima persona e che tengono accese tante piccole fiaccole per la crescita comune.