31/05/11
Percentuali e percentuali
Ci sono percentuali e percentuali. Tutti contenti ovviamente coloro che vincono con il tot% dei voti, ma a conti fatti c'è da rallegrarsene davvero? Ovvio che chi se ne rallegra è chi vince, chi si dispera è chi perde.
Oggi al TG de La7 delle 13.00 sono stati commessi grossolani errori di calcolo (commessi in mala fede per fuorviare i teleutenti). Si dice che 2/3 dei napoletani hanno votato De Magistrisi: non è vero! I 2/3 dei votanti effettivi hanno votato per il candidato dell'IDV!
Se consideriamo che i votanti effettivi sono stati il 50,57% e il 49,43% si è astenuto non si può minimamente affermare che due napoletani su tre hanno votato De Magistris.
Non voglio polemizzare ma ci tengo a sottolineare che da un po' di tempo ormai l'astensione è di gran lunga il primo partito nazionale. Ci sarà un motivo no?
28/05/11
I medium di massa - Pasolini
Pier Paolo chissà cosa penseresti di noi oggi.
24/05/11
Semplice
Prefazione di Daniele Verzetti, Rockpoeta®
Stefano Rossi è un poeta completo ed onnivoro.
Egli infatti scrive della realtà e delle emozioni che respira nel viverla. La realtà del suo tempo, della sua vita, del mondo che lo e ci circonda.
Un linguaggio che, a dispetto del titolo che ha scelto per il suo libro, è tutt'altro che semplice. E' semplicemente lineare, immediato, ma dentro questa immediatezza ci sono tante chiavi di lettura che bisogna scoprire mentre leggiamo una sua poesia.
Poeta che sa anche fotografare con le sue parole le emozioni come se vedessimo un dipinto o una scultura come in "Esile"
Un linguaggio malinconico ma che sa aprirsi alla speranza come in "Via" e, al contempo, si adombra di una rabbia e di un'amarezza graffianti come un felino ferito ma che reagisce.
Arbeit macht frei ne è un chiaro esempio.
Emozioni e riferimenti a volte più celati fanno della lirica di Stefano Rossi un momento di ricerca interiore e di attenzione sincera a quel che si legge.
Di grande impatto il riferimento a Montale nei versi de Il Maestro:
Talento e genio
anche il tuo nome era presagio.
Un linguaggio espressivo ardito, che io amo particolarmente trovare in un poeta; Miele Nero è già nel titolo una prova inconfutabile a quanto affermo.
Questa poesia è davvero il paradigma di come sa scrivere con proprietà di linguaggio tecnica ed emotiva Stefano Rossi. Va semplicemente letta, stralciarne anche due versi sarebbe un sacrilegio.
Recensire un libro non è mai facile. Se poi sono poesie è ancora più complesso. Fatto un primo screening in base al linguaggio usato, all'originalità dei versi rispetto ai temi trattati (difficilissimo scrivere d'amore oggi ma lui ci riesce molto bene con "Notte D'Estate") poi è l'emotività di chi legge che fa decidere verso un giudizio piuttosto che un altro. Neruda e Leopardi sono due grandissimi poeti ma l'indole del proprio carattere può spingere comunque a preferirne uno rispetto all'altro.
Ciò non toglie che ci sono criteri oggettivi per poter dire che si é di fronte ad un poeta: le parole che sanno illustrare immagini dell'anima e del sociale, linguaggio importante ma senza sterili e ridondanti sovrastrutture, capacità di rinnovarsi rispetto alla lirica tradizionale.
Ebbene tutto questo è presente nella poesia di Stefano Rossi. Potete credermi e leggere questo libro gustandovi le emozioni che vi susciterà o non credermi e leggerlo per provare a smentire quanto qui scritto. In tal caso scoprirete con ancora più stupore un poeta che credevate di non avere davanti.
Egli infatti scrive della realtà e delle emozioni che respira nel viverla. La realtà del suo tempo, della sua vita, del mondo che lo e ci circonda.
Un linguaggio che, a dispetto del titolo che ha scelto per il suo libro, è tutt'altro che semplice. E' semplicemente lineare, immediato, ma dentro questa immediatezza ci sono tante chiavi di lettura che bisogna scoprire mentre leggiamo una sua poesia.
Poeta che sa anche fotografare con le sue parole le emozioni come se vedessimo un dipinto o una scultura come in "Esile"
Un linguaggio malinconico ma che sa aprirsi alla speranza come in "Via" e, al contempo, si adombra di una rabbia e di un'amarezza graffianti come un felino ferito ma che reagisce.
Arbeit macht frei ne è un chiaro esempio.
Emozioni e riferimenti a volte più celati fanno della lirica di Stefano Rossi un momento di ricerca interiore e di attenzione sincera a quel che si legge.
Di grande impatto il riferimento a Montale nei versi de Il Maestro:
Talento e genio
anche il tuo nome era presagio.
Un linguaggio espressivo ardito, che io amo particolarmente trovare in un poeta; Miele Nero è già nel titolo una prova inconfutabile a quanto affermo.
Questa poesia è davvero il paradigma di come sa scrivere con proprietà di linguaggio tecnica ed emotiva Stefano Rossi. Va semplicemente letta, stralciarne anche due versi sarebbe un sacrilegio.
Recensire un libro non è mai facile. Se poi sono poesie è ancora più complesso. Fatto un primo screening in base al linguaggio usato, all'originalità dei versi rispetto ai temi trattati (difficilissimo scrivere d'amore oggi ma lui ci riesce molto bene con "Notte D'Estate") poi è l'emotività di chi legge che fa decidere verso un giudizio piuttosto che un altro. Neruda e Leopardi sono due grandissimi poeti ma l'indole del proprio carattere può spingere comunque a preferirne uno rispetto all'altro.
Ciò non toglie che ci sono criteri oggettivi per poter dire che si é di fronte ad un poeta: le parole che sanno illustrare immagini dell'anima e del sociale, linguaggio importante ma senza sterili e ridondanti sovrastrutture, capacità di rinnovarsi rispetto alla lirica tradizionale.
Ebbene tutto questo è presente nella poesia di Stefano Rossi. Potete credermi e leggere questo libro gustandovi le emozioni che vi susciterà o non credermi e leggerlo per provare a smentire quanto qui scritto. In tal caso scoprirete con ancora più stupore un poeta che credevate di non avere davanti.
Insomma, questa è la mia prima raccolta di poesie.
Il prezzo di copertina è di 13€ e ordinandolo su ilmiolibro pagherete anche un supplemento per la spedizione. Nel caso in cui lo vogliate acquistare posso spedirvelo a quel prezzo con spedizione a mio carico. Potete farmelo sapere all'interno dei commenti.
18/05/11
Milano, prologo e fine di Berlusconi
| Anni '70 |
Milano anni '70. Silvio, il cavaliere rampante procede nella conquista dell'Italia. Poco meno di venti anni e il Paese si è prostrato ai suoi piedi.
Televisione, editoria, calcio, donne e politica: tutti sinonimi di Berlusconi. La storia è ben nota per i contemporanei.
La televisione commerciale ha conquistato il mercato televisivo italiano e degenerato la RAI nel giro di pochissimo tempo: i dati Auditel sono i principi di questo regno e una RAI bacchettona e aulica non era in grado di competere con le americanate di RTI. Così appiattimento generale e programmi di qualità sempre in diminuzione: la pubblicità comanda sempre.
C'era spazio nell'impero anche per un po' di editoria: Berlusconi non è il guitto che ci vuol far credere, sa bene che l'editoria serve eccome. Cosa meglio di Mondadori nel campo?
Il Milan poi: acquisito e subito trasformato in una delle più forti squadre di calcio degli anni '90. Simbolo della potenza berlusconiana è proprio il Milan. Si sa che in Italia il calcio divora soldi, tempo, passione e fede, figurarsi se Silvio non avesse colto l'occasione. Inoltre egli ama il calcio e il Milan, la squadra della sua città, è il suo grande orgoglio.
Ah, le donne: è sincero solo quando parla di donne fateci caso. Come farebbe senza il sesso opposto? Negli anni non ha mai nascosto la sua passione per il gentil sesso, anzi, ha sempre sbandierato il suo alter ego dongiovannesco.
Dulcis in fundo la politica: senza la politica sarebbe morto e sepolto da tempo. Buona parte degli italiani lo adora. L'indole nazionale ci ha sempre visti inclini all'adorazione di un Principe. Anche i grandi scrittori del passato dovevano sottomettersi ai Signori per avanzare in fama.
La politica racchiude in sé tutto il resto. Senza politica Silvio non esiste: dopo 17 anni dovrebbe essere chiaro.
Siamo partiti da Milano anni '70 e siamo arrivati a Milano nel mese di Maggio 2011: la città di Milano finirà preda dei comunisti? Il primo turno è stato uno smacco irreparabile, solo la vittoria al ballottaggio potrebbe rallentare la fine.Persa Milano, l'impero si sgretola.
Così finisce la gloria di un uomo?
Non per mano della magistratura, non per mano del vizio delle donne, non per i rapporti mai chiarati tra mafia/massoneria ma tutto si conclude a Milano?
Sic transit gloria mundi.
Don't believe the truth
![]() |
| Non credere alla verità |
Non credere alla verità è un buon avvertimento per chiunque si trovi a vivere in questo stato di cose A.D. 2011 secondo il calendario gregoriano. Non si ha più il tempo di confrontare e corroborare le proprie opinioni, avvalorare quelle altrui, demolire fandonie colossali.
Il nostro tempo è scandito dall'obsolescenza progammata degli oggetti, dal loro consumo sfrenato, dalla velocità della fruizione di questi ultimi. Non si può piu fermarsi a pensare, bisogna essere produttivi, nella vita e nel lavoro.
Giammai fermarsi a contemplare, a riflettere, a rimuginare e scandagliare eventi, fatti e persone. Si dice che le bugie ripetute alla fine diventino verità e così è oggi.
Se il tuo mondo si forma sulla base della TV, dell'idea del tuo politico preferito, sui consigli di chi ti mette al mondo e non provi minimamente a venirne fuori sei spacciato.
Niente più opera di acribia nell'analisi di alcunchè e così fino alla fine. Condannati a non sapere nulla che abbia a che fare con le vicende umane.
Sono nostre le leggi di gravitazione, i princìpi basilari della fisica terrena e non si riesce a capire chi ha ucciso la lavandaia sotto casa in pieno giorno.
Don't believe the truth, ask for answers.
11/05/11
Chi siamo noi per definirci civili e buoni?
![]() | ||||||
| Dresda, 14 febbraio 1945 |
C’erano i buoni da una parte, e c’erano i cattivi dall’altra.
I cattivi volevano imporre la loro dittatura su tutto il mondo, i buoni si battevano per la libertà e per la democrazia.
Per fortuna, e grazie a Dio, hanno vinto i buoni, perché il bene vince sempre, alla fine, e noi oggi siamo liberi e democratici.
Questo è il mito fondante della nostra civiltà contemporanea, e questo ci viene insegnato sin da bambini sui banchi di scuola.
E i cattivi facevano veramente delle cose orribili, ed avevano una ideologia terribile.
E su questo ci sono pochi dubbi.
Ma a volte qualcosa non torna nemmeno quando si studia la storia dei buoni.
Ci fu Hiroshima, ci fu Nagasaki.
Si calcolano circa 200.000 vittime.
Fu necessario, ci viene detto.
200.000 morti necessarie.
Necessarie per cosa, verrebbe da chiedersi, per evitare cosa?
Cosa peggio di 200.000 persone che muoiono nel giro di tre giorni?
Fu necessario per concludere la guerra, ci viene spiegato.
In fondo, se i buoni hanno fatto una cosa del genere, ci sarà stato un buon motivo.
Così ci fu Hiroshima, e Nagasaki.
E prima ancora ci fu Dresda.
Il post continua qui.
Grazie, Santaruina per queste riflessioni
10/05/11
La menzogna ci seppellirà
L'ignoranza è forza, la guerra è pace, la libertà schiavitù.
George Orwell, 1984
Discernere il falso dal vero è impresa ardua ai tempi di Photoshop, Internet e TV.
Pare che Osama Bin Laden sia morto; dico pare perché forse non sapremo mai se è vero o no oppure se non fosse già morto da tempo.
Fatto sta che il fantasma di quest'uomo ci ha tenuto sulle spine per oltre 10 anni: ogni cosa avvenisse era colpa di Al Qaeda. Ora che non c'è più (secondo la teoria ufficiale) a chi daremo le prossime colpe?
Noi, in Italia, siamo esperti di misteri insoluti e nemici sicuri: sempre bipartisan con il terrorismo rosso e nero, per non parlare di quei cattivoni degli anarchici. A tutt'oggi, sapete meglio di me, numerosi casi sono irrisolti nella nostra penisola.
Purtroppo penso questo: cui prodest scelus, is fecit (a chi giova il crimine, lui l'ha commesso). Bin Laden era un prodotto della C I A e per mano della C I A si è estinto forse già dopo l'11 settembre.
Chiedetevi sempre a chi giova un qualcosa e troverete il colpevole. Funziona nella maggior parte dei casi. Ricordatevi della storia del vaccino.
A futura memoria.
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