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22/12/11

NomiNation

Nel 2006 alle elezioni politiche vinse Romano Prodi.
La legge elettorale da quell'occasione in poi non ha più permesso quella opzione che avrebbe potuto far conservare una parvenza di democraticità al nostro sistema. Il porcellum di calderoliana memoria attraverso un meccanismo astruso e ingarbugliato ha permesso risultati elettorali davvero esilaranti, ma ciò che più importa è che non ha più dato agli elettori la possibilità di scegliere chi votare per mezzo delle preferenze. Solo una x sulla coalizione scelta e i candidati erano quelli voluti dai partiti.

Elettori in fila

In ambito tecnico, il porcellum garantiva una maggioranza certa alla Camera appunto attraverso il premio di maggioranza, mentre al Senato ciò non era scontato. E infatti la coalizioni di Prodi pur ottenendo una maggioranza solida e garantita alla Camera, al Senato non poteva contare su tale appoggio. Infatti, al Senato la coalizione di Berlusconi prese circa 200000 voti in più di quella di Prodi. Il governo si reggeva, quindi, sull'appoggio dei senatori a vita, non eletti ma nominati.

31/05/11

Percentuali e percentuali


Ci sono percentuali e percentuali. Tutti contenti ovviamente coloro che vincono con il tot% dei voti, ma a conti fatti c'è da rallegrarsene davvero? Ovvio che chi se ne rallegra è chi vince, chi si dispera è chi perde.

Oggi al TG de La7 delle 13.00 sono stati commessi grossolani errori di calcolo (commessi in mala fede per fuorviare i teleutenti). Si dice che 2/3 dei napoletani hanno votato De Magistrisi: non è vero! I 2/3 dei votanti effettivi hanno votato per il candidato dell'IDV!
Se consideriamo che i votanti effettivi sono stati il 50,57% e il 49,43% si è astenuto non si può minimamente affermare che due napoletani su tre hanno votato De Magistris.

Non voglio polemizzare ma ci tengo a sottolineare che da un po' di tempo ormai l'astensione è di gran lunga il primo partito nazionale. Ci sarà un motivo no?

18/05/11

Milano, prologo e fine di Berlusconi

Anni '70


Milano anni '70. Silvio, il cavaliere rampante procede nella conquista dell'Italia. Poco meno di venti anni e il Paese si è prostrato ai suoi piedi. 

Televisione, editoria, calcio, donne e politica: tutti sinonimi di Berlusconi. La storia è ben nota per i contemporanei. 

La televisione commerciale ha conquistato il mercato televisivo italiano e degenerato la RAI nel giro di pochissimo tempo: i dati Auditel sono i principi di questo regno e una RAI bacchettona e aulica non era in grado di competere con le americanate di RTI. Così appiattimento generale e programmi di qualità sempre in diminuzione: la pubblicità comanda sempre.


C'era spazio nell'impero anche per un po' di editoria: Berlusconi non è il guitto che ci vuol far credere, sa bene che l'editoria serve eccome. Cosa meglio di Mondadori nel campo?


Il Milan poi: acquisito e subito trasformato in una delle più forti squadre di calcio degli anni '90. Simbolo della potenza berlusconiana è proprio il Milan. Si sa che in Italia il calcio divora soldi, tempo, passione e fede, figurarsi se Silvio non avesse colto l'occasione. Inoltre egli ama il calcio e il Milan, la squadra della sua città, è il suo grande orgoglio.


Ah, le donne: è sincero solo quando parla di donne fateci caso. Come farebbe senza il sesso opposto? Negli anni non ha mai nascosto la sua passione per il gentil sesso, anzi, ha sempre sbandierato il suo alter ego dongiovannesco.

Dulcis in fundo la politica: senza la politica sarebbe morto e sepolto da tempo. Buona parte degli italiani lo adora. L'indole nazionale ci ha sempre visti inclini all'adorazione di un Principe. Anche i grandi scrittori del passato dovevano sottomettersi ai Signori per avanzare in fama. 
La politica racchiude in sé tutto il resto. Senza politica Silvio non esiste: dopo 17 anni dovrebbe essere chiaro.

Siamo partiti da Milano anni '70 e siamo arrivati a Milano nel mese di Maggio 2011: la città di Milano finirà preda dei comunisti? Il primo turno è stato uno smacco irreparabile, solo la vittoria al ballottaggio potrebbe rallentare la fine.
Persa Milano, l'impero si sgretola. 
Così finisce la gloria di un uomo?
Non per mano della magistratura, non per mano del vizio delle donne, non per i rapporti mai chiarati tra mafia/massoneria ma tutto si conclude a Milano?

Sic transit gloria mundi.