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22/12/11

NomiNation

Nel 2006 alle elezioni politiche vinse Romano Prodi.
La legge elettorale da quell'occasione in poi non ha più permesso quella opzione che avrebbe potuto far conservare una parvenza di democraticità al nostro sistema. Il porcellum di calderoliana memoria attraverso un meccanismo astruso e ingarbugliato ha permesso risultati elettorali davvero esilaranti, ma ciò che più importa è che non ha più dato agli elettori la possibilità di scegliere chi votare per mezzo delle preferenze. Solo una x sulla coalizione scelta e i candidati erano quelli voluti dai partiti.

Elettori in fila

In ambito tecnico, il porcellum garantiva una maggioranza certa alla Camera appunto attraverso il premio di maggioranza, mentre al Senato ciò non era scontato. E infatti la coalizioni di Prodi pur ottenendo una maggioranza solida e garantita alla Camera, al Senato non poteva contare su tale appoggio. Infatti, al Senato la coalizione di Berlusconi prese circa 200000 voti in più di quella di Prodi. Il governo si reggeva, quindi, sull'appoggio dei senatori a vita, non eletti ma nominati.

11/11/11

Mario e Monti


Oltre al nome di battesimo i due Mario condividono l'esperienza degli incontri Bilderberg.

Governo tecnico? Mhh, non credo proprio.



Attenzione. Sento una strana puzza di vecchio, di rancido direi.

12/09/11

La TV: Arma di Distrazione di Massa


Dedico questo nuovo post alla scatola più amata dagli italiani. La televisione.

Sono ormai una sessantina di anni che la scatola è l'elettrodomestico più presente nelle case degli abitanti del Bel Paese. Ah, che storia questa TV!
I piccoli ci crescono, gli adulti ci si divertono e i più anziani la considerano quasi un'amica, seppur inanimata.

Ma la nostra TV sarà oggetto delle mie più dure critiche.

Da strumento di emancipazione culturale (in grado di portare la lingua Italiana in ogni parte della penisola) è diventata un mero strumento di potere. Ciò é ovvio, la cultura vera non crea profitti, crea consapevolezza. E ciò che serve agli imprenditori sono i soldi, non esseri umani critici (che poi non consumerebbero).
Eh si, la Tv è ancora (per poco?) il mezzo di comunicazione di massa più invasivo e impertinente.
Il suo problema è dato dalla passività. Ciò che è riprodotto in Tv è voluto da qualcuno e l'utente non ha alcun modo di interagire con la scatola.
Nemmeno l'Auditel serve a molto. Esso è solo uno specchio per le allodole. Come dice sempre il mio caro CapaRezza, le famiglie dell'Auditel non sono seconde né al KGB, né alla Confindustria. Chi conosce qualche famiglia me lo faccia sapere, vorrei tanto parlarci.

Ma tant'è, sono le famiglie dell'Auditel a determinare ciò che vediamo. Più share uguale più pubblicità uguale più soldi per il mercato industriale (e non) facente capo alle Tv. 

E in un paese come il nostro, in cui la Tv regna indisturbata è normale che chi (o coloro) i quali controllano le Tv controllano necessariamente il nostro mondo.
I telegiornali ci danno solo le notizie che fanno comodo al potere, i programmi più visti o sono le partite e i loro annessi e connessi, oppure gli show del varietà (molto vario per usare un eufemismo).
La Tv per come la conosciamo oggi è uno strumento funzionale al potere che ci sovrasta. La RAI è dei partiti, Mediaset è di Berlusconi, LA 7 e MTV sono di Telecom Italia. 

In pratica, nessun editore indipendente controlla le Tv. Quindi, a costo di generalizzare fin troppo, le Tv sono una fonte di informazione pessima. Volete che il potere si denudi per voi? Ma stiamo scherzando?
Oggi guardare la Tv, per il sottoscritto è peggio di qualunque altra cosa.
Portate fuori il cane, leggete un libro, cucinate, fate l'amore ma vi prego distruggete la Tv!

Non c'è più molto che valga la pena guardare.
Coloro che sono contro questo sistema istituzionalizzato di potere non li vedrete mai in Tv.
Vedrete sempre i soliti Vespa, De Filippi, Santoro, Domenica In, Grandi Fratelli, Grandi Bordelli ecc.
Da quando mi domando il perché la Tv si ripeta sempre uguale a se stessa ho capito che può essere benissimo abolita.
Da quando ho capito che basta andare in Tv e dire una marea di fregnacce e convincere milioni di persone a votarmi, ho compreso che la Tv è inutile (per me, ma non per colui cui alludo).
Per questi motivi e molti altri dico che questa è a tutti gli effetti un'Arma di Distrazione di Massa!
Quindi, se ci tenete alle meningi, alla larga.

31/08/11

Fardelli d'Italia

Scritto il 27/04/2010
L'anno prossimo, come è noto, ricorrono i 150 anni dell'unificazione italiana. I preparativi sono già in moto da tempo e le istituzioni dello Stato sono all'opera per rendere omaggio a questo evento.

Da par mio, non ho nessuna voglia e nessun bisogno di festeggiare alcunché. Amo l'Italia in senso puramente geografico, così come amo tutti i luoghi di questo magnifico pianeta. Ma la Patria, il Paese, no non lo amo affatto. Amo le persone, i luoghi, la terra, il mare ma non le creazioni fittizie.

Del resto non ho scelto io di vivere qui, mi ci sono ritrovato. 

Non vedo cosa ci sia da festeggiare: in 150 anni, ad esempio, Nord e Sud non si sono mai avvicinati, anzi. Nel viaggiare tra Nord e Sud ci si rende sempre di più conto delle enormi differenze che popolano la penisola. A dire il vero a me piace molto questa diversità ed è ciò che rende bello il non-essere italiani.

Prendete un tizio di Aosta, di Pordenone, di un villaggio del Trentino, uno di Asti, uno di Genova, uno di Prato, uno di Città di Castello e giù via a scendere: cosa hanno in comune se non la nazionalità scritta sulla carta d'identità?

Quest'anno saremo uniti come nel 2006, nel 2002, nel 1998 perché ci sono i mondiali di calcio. Finita la baldoria io ritorno al Sud e tu resti al Nord.

Ci sono moltissimi italiani del Nord che non sono mai andati al Sud:"E figa, io al di sotto di Roma non vado!" Così come ci sono, ad esempio, molti Siciliani o molti Sardi che non hanno mai visitato il Continente, cioè l'Italia peninsulare.

Le contraddizioni di 150 anni non si possono sanare con dei monumenti, con la toponomastica rivisitata in chiave risorgimentale, con il tricolore sui comuni. La stessa Storia del Risorgimento andrebbe rivisitata e corretta, poiché necessita di integrazione con quella meridionalista.

Quanti sanno che la corona inglese ha sponsorizzato la spedizione dei Mille? E quanti sanno che come per la Rivoluzione Americana e quella Francese, il Risorgimento Italiano e l'unificazione della penisola sono stati sponsorizzati dalla Massoneria? Non che ciò sia negativo, sia ben chiaro: è solo che nessuno ce lo dice mai.

I Fratelli d'Italia non siamo noi, sono i fratelli massoni che si sono autocelebrati con questo inno.
Vie a Mazzini, piazze a Garibaldi, monumenti al Re: questa è la celebrazione del 150esimo anniversario dell'unità.

Per non parlare delle stragi di contadini inermi uccisi solo per aver rifiutato di donare le loro terre alla neonata nazione: si veda questa foto.
Sono le teste mozzate e messe in teche di legno che servivano da monito per chi si ribellava (per altre info QUI)

Io, se posso, me ne tiro fuori. 

17/08/11

Dead State Walking


Un sistema sbagliato alla radice che continua a sopravvivere come uno zombie.
Incredibile.

08/08/11

La nave che affonda



[...]Il primo impulso, a queste masse cretine che nei giorni del rischio meltdown si occupano dell'Isola dei Famosi e dei mondiali, sarebbe di dire: ve lo meritate. Ben vi sta. Già guadagnate meno dei greci e degli spagnoli, perché siete più ignoranti; avete mancato di studiare a scuola - in scuole che sono già le peggiori d'Europa - e vi pare di aver già imparato troppo, sicché pensate di non aver bisogno di imparare qualcosa di nuovo. Non avete formazione, né la minima idea della necessità della formazione permanente; la maggior parte di voi (il 70%) non ha più preso un libro in mano dopo il diploma o la laurea (perché siete perfino laureati).

Già oggi il vostro salario è fra i più miseri del mondo sviluppato. Il coreano del Sud prende 40mila all’anno e voi quasi la metà: ma avete idea di come studiano i coreani del Sud? Io li ho visti, gli studenti, dormire per qualche minuto sulle panche delle biblioteche universitarie, stroncati dalla fatica mentre preparavano l'esame, o due o tre esami a raffica. Li ho visti come lavorano nelle fabbriche, senza risparmio; ho visto la loro fermezza, la loro disciplina e il senso della nazione come una famiglia - e la loro curiosità del mondo, la loro voglia di imparare dallo straniero.

Voi avete la testa chiusa, piccina e provinciale, siete attaccati alle quattro idee impartitevi dal conformismo corrente; vi basta l’edonismo straccione e immaginario che leggete su Chi e vedete nella TV dei lustrini. Non avete alcuna curiosità ulteriore. Insomma, non siete più parte della civiltà, e dunque è profondamente giusto che siate avviati a ricevere la paga dei meno civilizzati. Siete avviati ad avere il salario del lavoratore cinese, e a vestirvi di stracci (già lo state facendo) come i miserabili asiatici di ieri, e a coprirvi di tatuaggi come i bantù hanno smesso di fare.

Voi convinti che basti il sesso televisivo a rendere piacevole la vita, e che si possa reggersi nel mondo con "la cucina italiana", con "i settori del lusso e del gusto". Ma quale "lusso" ma quale "gusto": fra poco vi farete infilare un osso al naso, come gli aborigeni australiani.

Negli anni '50, la TV italiana osava dare tragedie di Eschilo, Shakespeare, "I Promessi Sposi", "Delitto e Castigo" e l'Orlando Furioso sceneggiato. E guardate oggi cosa vi dà. La vostra decadenza salta agli occhi, come la vostra stupidità. E non è - credete - una mancanza di acutezza intellettuale. Quel che manca è la fibra morale: il senso di responsabilità verso la comunità, il senso di dignità verso voi stessi, la ferma convinzione che vivere richieda qualche sforzo costante, qualche desiderio di miglioramento.

Siete in vacanza dalla storia, italiani. Dunque campate coi 900 euro mensili, e domani con 500. Che cosa pretendete di più?

Ma poi mi pento. Fra questi italiani da 22 mila dollari annui, che prendono meno di greci (25.600) e irlandesi (32 mila) ce ne saranno chissà quanti che si sforzano, che imparano, che tirano la carretta per non far andare a fondo la piccola azienda nella tempesta mondiale; che vogliono mantenersi nella storia del mondo con la dignità di un popolo che ha avuto nel suo passato Roma e il Rinascimento. E altri che si occupano dei mondiali e dell’Isola dei Famosi perchè, in fondo, che cos’altro viene richiesto? Il lavoro non viene compensato, tanto vale puntare a fare le veline, sognare i "famosi" da quattro soldi mentre si affonda nella storica miseria di sottosviluppati.[...]

Maurizio Blondet

18/05/11

Milano, prologo e fine di Berlusconi

Anni '70


Milano anni '70. Silvio, il cavaliere rampante procede nella conquista dell'Italia. Poco meno di venti anni e il Paese si è prostrato ai suoi piedi. 

Televisione, editoria, calcio, donne e politica: tutti sinonimi di Berlusconi. La storia è ben nota per i contemporanei. 

La televisione commerciale ha conquistato il mercato televisivo italiano e degenerato la RAI nel giro di pochissimo tempo: i dati Auditel sono i principi di questo regno e una RAI bacchettona e aulica non era in grado di competere con le americanate di RTI. Così appiattimento generale e programmi di qualità sempre in diminuzione: la pubblicità comanda sempre.


C'era spazio nell'impero anche per un po' di editoria: Berlusconi non è il guitto che ci vuol far credere, sa bene che l'editoria serve eccome. Cosa meglio di Mondadori nel campo?


Il Milan poi: acquisito e subito trasformato in una delle più forti squadre di calcio degli anni '90. Simbolo della potenza berlusconiana è proprio il Milan. Si sa che in Italia il calcio divora soldi, tempo, passione e fede, figurarsi se Silvio non avesse colto l'occasione. Inoltre egli ama il calcio e il Milan, la squadra della sua città, è il suo grande orgoglio.


Ah, le donne: è sincero solo quando parla di donne fateci caso. Come farebbe senza il sesso opposto? Negli anni non ha mai nascosto la sua passione per il gentil sesso, anzi, ha sempre sbandierato il suo alter ego dongiovannesco.

Dulcis in fundo la politica: senza la politica sarebbe morto e sepolto da tempo. Buona parte degli italiani lo adora. L'indole nazionale ci ha sempre visti inclini all'adorazione di un Principe. Anche i grandi scrittori del passato dovevano sottomettersi ai Signori per avanzare in fama. 
La politica racchiude in sé tutto il resto. Senza politica Silvio non esiste: dopo 17 anni dovrebbe essere chiaro.

Siamo partiti da Milano anni '70 e siamo arrivati a Milano nel mese di Maggio 2011: la città di Milano finirà preda dei comunisti? Il primo turno è stato uno smacco irreparabile, solo la vittoria al ballottaggio potrebbe rallentare la fine.
Persa Milano, l'impero si sgretola. 
Così finisce la gloria di un uomo?
Non per mano della magistratura, non per mano del vizio delle donne, non per i rapporti mai chiarati tra mafia/massoneria ma tutto si conclude a Milano?

Sic transit gloria mundi.