08/02/12

Il villaggio globale del Grande Fratello


Vi regalo un capitolo della mia tesi di laurea. Buona lettura e per approfondimenti non esitate a chiedere.

Come ci ricorda Andrew Keen, in 1984 di George Orwell, il Grande Fratello insiste affinché due più due faccia cinque, trasformando un’affermazione assolutamente scorretta nella verità ufficiale e autorizzata dallo Stato (Keen, 2009). Oggi, tra i numerosi Grandi Fratelli che ci osservano e di cui nulla sappiamo, ce n’è uno con cui chiacchieriamo ogni giorno: è nostro amico1, nostro confidente e sempre pronto ad aiutarci. Ovviamente, stiamo parlando di nuovo del motore di ricerca Google.

Keen ci introduce in modo più serio a quello che si è cercato di far passare per un aspetto spassoso; infatti Keen afferma che “ogni giorno, attraverso decine di milioni di domande, riversiamo nell’onnipotente motore di ricerca i nostri più intimi segreti. Google conosce le nostre abitudini, i nostri interessi e i nostri desideri meglio dei nostri amici, dei nostri cari e del nostro psicanalista messi insieme. Ma a differenza di quello di 1984, il nostro Grande Fratello esiste per davvero. Dobbiamo fidarci del fatto che non divulgherà i nostri segreti, ma la nostra fiducia […] è già stata più volte tradita” (Keen 2009, pp. 42-43). E mentre riversiamo noi stessi nel motore di ricerca, quest’ultimo in cambio di numerosi servizi «gratuiti», guadagna miliardi di dollari grazie alla pubblicità che le nostre ricerche hanno contribuito a creare. Alla fine quanto stiamo pagando davvero quei servizi gratuiti?

04/02/12

Caro Mario Monti...


Caro Mario Monti,
le darò del Lei come si usa tra sconosciuti, ma non la chiamerò né Presidente, né Professore, né tantomeno Dottore dal momento che i titoli (onorifici, nobiliari, ecc.) per me stanno a zero.
Anche io potrei fregiarmi del titolo di Dottore, visto che mi sono laureato per ben due volte (grazie alle riforme europee che Lei tanto gradisce): una laurea breve e una magistrale. Ma non utilizzerò questo titolo nella presente corrispondenza. Non ne vedo il motivo, anche per par condicio.

Comunque, deve sapere che dei titoli di cui Lei si puo' fregiare quello che per me vale di più è quello di Professore. Sa perché? Perché ho avuto, pur essendo stato uno studente abbastanza anarchico, qualche Professore che mi ha trasmesso quel qualcosa in più che Lei, per l'appunto, non sembra avere. Forse non è abituato davvero a fare il politico, ma nei suoi discorsi Lei sembra proprio uno di quei professori (universitari soprattutto) che cercavo sempre di evitare e le cui lezioni disertavo puntualmente. E, di nuovo, sa perché? Perché Lei è davvero soporifero! Maurizio Crozza la imita bene quando enfatizza il suo fare robotico.
Al di là di questo, le scrivo dopo aver sentito le sue parole sul posto fisso.
Non si preoccupi non le farò la manfrina del giovane disoccupato e disperato alla ricerca del “posto” fisso. Forse sono quasi  d'accordo con lei. Ma preferirei parlarle di qualcosa che c'entra molto.

Sia chiaro, io non sono nessuno per giudicare il suo valore, ma se mi è permesso vorrei parlarle di un posto fisso a cui tengo molto: il posto fisso del mestiere di contadino. Sì, ha capito bene! Del contadino.

Mio nonno aveva questo posto fisso. E fisse erano le sue giornate, i suoi mesi, le sue stagioni.
Amava la terra, anche se, come diceva egli stesso “il contadino deve combattere con tre nemici: il gelo, la siccità e la volpe a due zampe.” Per la cronaca la volpe a due zampe è l'uomo. Le ho tradotto il motto perché in dialetto non lo avrebbe mai compreso. Sì, perché mio nonno l'italiano non lo conosceva, parlava solo dialetto.